Semplicemente li trasformerà.

Come? Difficile dare oggi una risposta. Da sempre gli effetti delle tecnologie vengono sopravvalutati nel breve periodo sottovalutati nel lungo periodo. E’ accaduto con il telefono, con l’automobile, e oggi anche con Internet: all’apparire della rete si è detto che l’economia non sarebbe stata più la stessa, che saremmo diventati tutti virtuali, ecc. Invece, rapidamente e dolorosamente, la bolla si è sgonfiata, e solo oggi, che l’e-mail e il web sono diventati davvero uno strumento quotidiano usato da una frazione significativa della popolazione, possiamo cominciare a valutare seriamente l’impatto della rete sulle nostre abitudini e sul nostro modo di vivere e lavorare. Anche i musei non sono sfuggiti a questa regola: le prime visite virtuali hanno portato un’ondata di shock che ha colpito il mondo della cultura. Si temeva che nessuno sarebbe più andato in un museo, ora che “con pochi click ci si può connettere a qualunque museo del mondo e vederne le opere d’arte dalla propria poltrona” (ma chi naviga in poltrona?). Era evidentemente un errore grossolano: la riproduzione potenzia l’appeal dell’originale; il fatto che la Gioconda sia su ogni libro di testo non ha certo diminuito le visite al Louvre. Sarebbe stato forse più significativo dibattere su come cambia il rapporto tra il pubblico e il museo, nel momento in cui viene creato un nuovo ed efficace canale di dialogo. Chiunque oggi può scrivere una mail ad un museo ed aspettarsi una risposta, rompendo la storica distanza che da sempre in Italia ha caratterizzato i luoghi della cultura rispetto al pubblico generale. Non mancano gli aspetti critici: la tecnologia digitale è costosa, invecchia in fretta, e richiede competenze molto specialistiche, non facilmente recuperabili in un museo. Inoltre, la “spettacolarizzazione” digitale delle gallerie, se da un lato può coinvolgere emotivamente il visitatore, dall’altro può snaturare il rapporto con l’oggetto, facendolo diventare quasi uno sfondo, un pretesto.
Quali che ne siano i risultati, l’impatto dell’Information Technology sul mondo della cultura, e in particolare dei musei, non può essere sottovalutato. Per questo nel 1999 Giuliano Gaia, allora webmaster del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, e Bruno Barsella, dell’Università di Pisa, hanno fondato la mailing list Musei-it, per discutere via e mail proprio su questi temi. Negli anni la mailing list si è evoluta, arrivando ai 400 iscritti nel luglio 2003, e offrendo lo spunto per molte discussioni preziose.