Perché le nuove tecnologie?


La multimedialità è il sistema di mediazione del pensiero più avanzato che l’uomo, fino a questo momento, abbia mai realizzato ed è perciò naturale che si pensi di impiegarla laddove i contenuti da divulgare sono particolarmente complessi, come nel caso delle raccolte museali. Ma cerchiamo di indagare meglio e di capire in quale modo le caratteristiche di questo nuovo tipo di linguaggio si adattano alle esigenze dei musei e del fare educazione all’interno di essi: nel primo capitolo abbiamo evidenziato come progettare un museo affinché diventi un luogo di formazione, significa, in prima istanza, allestire un apparato comunicativo grazie al quale il visitatore può accedere alle informazioni e ai contenuti necessari per comprendere il significato dei beni esposti. Anche la teoria costruttivistica, di cui si è parlato nel secondo capitolo, sottolinea il fatto che un ambiente progettato per
fini didattici deve facilitare al massimo l’accesso ai contenuti, attraverso la predisposizione delle ‘impalcature’ necessarie affinché il soggetto che apprende sia sostenuto nella costruzione del proprio percorso formativo. Se il primo passo è dunque quello di mettere a disposizione del pubblico dei musei gli ausili per accedere alla maggior quantità e qualità di informazioni, ecco che le tecnologie digitali sembrano rispondere efficacemente a questa esigenza, per almeno tre ordini di motivi, che coincidono con le caratteristiche di ipermedialità, interattività e connettività proprie della comunicazione digitale:
- il linguaggio usato è ipermediale, di conseguenza le informazioni sono veicolate attraverso molteplici sistemi di rappresentazione simbolica; chi progetta i contenuti può così decidere qual è il miglior sistema di rappresentazione da usare per quella specifica informazione, scegliendo fra testo, immagini, audio e video, oppure integrando due o più di questi sistemi. Anche il visitatore può decidere il linguaggio simbolico che preferisce, se questa libertà è stata prevista dai progettisti multimediali: pensiamo ai vantaggi che da ciò derivano, ad esempio, per i disabili sensoriali, che così possono scegliere la forma di comunicazione a loro più adatta. Inoltre, ipermedialità significa anche ipertestualità, cioè la costruzione di contenuti che si collegano l’uno all’altro, in una forma che si presta molto efficacemente ad approssimare il reticolo semantico al quale i musei rimandano;
- la fruizione dei contenuti è di tipo interattivo, perciò ogni visitatore sceglie le informazioni che gli interessano e che meglio si adeguano alle proprie esigenze, stabilendo i tempi e i modi con i quali riceverle. Il visitatore si può così soffermare a lungo davanti ad un’opera che lo ha colpito, per approfondirne la conoscenza cercando le notizie sulla sua genesi, consultando la biografia
dell’autore, vedendo le immagini del restauro e così via. Può decidere, invece, di consultare solo il filmato introduttivo di un’altra opera che lo interessa meno;
- grazie alla telematica, le tecnologie digitali permettono di accedere ai contenuti da qualunque luogo, a prescindere dalla propria collocazione fisica e dal fatto di essere in movimento oppure no. Ecco che i contenuti predisposti dagli esperti possono essere consultati dal pubblico ovunque, sia direttamente in museo, con dispositivi fissi e mobili, sia a casa, valorizzando la dimensione intima e personale dell’acquisizione delle conoscenze.

Estratto da "DIDATTICA MUSEALE E NUOVE TECNOLOGIE", tesi di laurea.